Comune di Seravezza
Condizione giuridica: pubblico
Macrotipologia: Ente pubblico territoriale
Cenni storico istituzionali:
Seravezza, comune della Provincia di Lucca confinante con quella di Massa Carrara, fa parte, unitamente ai comuni di Forte dei Marmi, Stazzema e Pietrasanta, della zona storico geografica della Versilia .definita anche “Versilia storica”.
Sull’origine e sul significato etimologico del nome Seravezza le opinioni sono state sempre controverse . Decaduta l’ipotesi che il nome della cittadina sia dovuto all’accostamento dei termini Serra e Vezza, indicanti rispettivamente il torrente Riomagno e il Ruosina, a favore di una più logica derivazione della denominazione dei due corsi d’acqua da quella del centro che sorge nel punto di confluenza degli stessi , si propende attualmente per farne derivare l’etimologia dal toponimo longobardo “Sala”, che indicava all’’inizio soltanto un centro di scambio commerciale ovvero il magazzino di raccolta delle derrate conferite dai contadini sottoposti, divenuta poi Sala Vetitia” o Salavecchia (Seravezza) dopo che fu costruita un’altra Sala sotto la Rocca di Pietrasanta.
Secondo la tradizione locale, Seravezza, prima dell’attuale denominazione, si chiamava “Le Fabbriche”, perché era ricco di ferriere, fucine e forni per la lavorazione del ferro che si estraeva nelle miniere vicine delle Alpi apuane.
Le prime notizie storicamente documentabili su Seravezza datano al 1040 ma le tracce della presenza dell’uomo in questa zona risalgono addirittura al Paleolitico Medio. In queste terre si susseguirono le civiltà dei Liguri Apuani, degli Etruschi e dei Romani che bonificarono la zona e diedero prosperità a queste terre finché con la decadenza dell’impero e le invasioni barbariche iniziò per esse un periodo di decadenza e di abbandono.
Questi luoghi rifiorirono a partire dall’VIII secolo con i signori di Corvaia (detti anche Corvaresi) famiglie nobili di origine longobarda che, insediatesi nelle valli di Seravezza dove sorse la prima Sala, amministravano la Versilia con funzione di Toparchi o Cattani ovvero di feudatari, grazie a castelli posti nei punti più strategici. In seguito con l’estendersi del dominio e per frazionamenti ereditari oltre ai Signori e conti dei castelli di Corvaia furono detti nell’insieme Nobili di Versilia anche i signori di Vallecchia , di Sala (la nuova), di Montemagno, di Bozzano del Castello Aghinolfi (Montignoso) che era compreso nella giurisdizione di Corvaia ed altri stretti in consorterie.
Verso il 1100 i Nobili cominciarono ad entrare in contrasto con i comuni, sia per il loro atteggiamento arrogante sia per lo spirito di libertà che animava i comuni , scontrandosi per primo con i Lucchesi, che, interessati al porto di Motrone, all’epoca il più importante scalo marittimo mercantile toscano, avevano esteso le loro mire espansionistiche sulla Versilia. Per le rocche di Corvaia e Vallecchia iniziò una lunga storia di guerre, alleanze espugnazioni che seguirono in gran parte le contese tra Pisa, Lucca e Genova per il dominio sulla Versilia e Garfagnana.
Numerose battaglie furono combattute tra questi Nobili, dei cui feudi faceva parte Seravezza, e i lucchesi , ma con la morte di Federico II nel 1250, Lucca ruppe gli indugi entrando in Versilia. Nel 1254 con la caduta della rocca di Corvaia, espugnata durante la guerra con Pisa dal podestà di Lucca Guiscardo, e la cacciata dei Nobili, Lucca riuscì ad estendere il suo potere su tutta la Versilia e per consolidarlo nel 1255 fondò o forse semplicemente ripopolò la preesistente roccaforte di Pietrasanta . raccogliendo qui e a Camaiore gli abitanti dei vicini castelli feudali distrutti, dopo averle liberate dagli obblighi di fedeltà verso i Nobili .
Intanto Seravezza che, come risulta nel processo di nobiltà dei conti Tomei Albiani del 1 febbraio 1186, faceva parte almeno da questa data dei feudi dei Nobili di Corvaia e Vallecchia, riconfermato a questi come feudo imperiale anche nel 1242 da Federico II, seguiva le sorti di questa potente consorteria feudale, subendo devastazioni ed in particolare le persecuzioni attuate contro di essi dal comune di Lucca nel 1254, fino a che intorno al 1269 non fu strappato definitivamente ai Nobili dai Lucchesi, che lo unirono ai loro domini della zona: Ancora nel 1270, secondo la cronaca di Guido da Vallecchia, Seravezza doveva subire una distruzione ad opera del vicario dei Lucchesi Guglielmo da Maone, per aver parteggiato per gli antichi dominatori.
Nel 1308 Lucca per amministrare le sue nuove terre e quelle di Vallecchia e Corvaia istituiva le due Vicarie di Camaiore e di Pietrasanta . La suddivisione operata da Lucca in due comparti amministrativi delle località da cui erano stati scacciati i Nobili di Versilia fu il primo dei fatti che condizionarono l’assetto politico istituzionale della cosiddetta Versilia storica. Il territorio di Seravezza e della Cappella, riunito con quello di Corvaia e Vallecchia alla giurisdizione lucchese di Pietrasanta , ne seguì da questo momento le sorti e fu per tutto il secolo XIV e XV al centro delle lotte tra Pisa, Genova, Lucca e Firenze.
Secondo il Santini Seravezza nel XIV secolo e almeno intorno al 1376 costituiva già un comune distinto da quello della Cappella e di Pietrasanta, al quale era sottoposto però amministrativamente, subordinato agli Anziani e al Consiglio della Terra di Pietrasanta che vi nominavano i propri ufficiali.
Dopo la morte di Castruccio Castracani nel 1328 le terre della Vicaria di Pietrasanta si trovarono per vari anni alla mercè del miglior offerente e solo nel 1370 Lucca riuscì a ristabilire per circa 60 anni la sua sovranità sulla Vicaria. ,
Verso la fine del XIV secolo Seravezza, grazie alle fabbriche del ferro avviate sotto i Guinigi e fiorite sotto il governo di Genova, cominciava ad assumere una precisa fisionomia dedicandosi all’estrazione e lavorazione del ferro. Questo sviluppo fu temporaneamente interrotto dalla guerra tra Paolo Guinigi e i fiorentini che inviarono le loro truppe
in Versilia. Tristemente famosa è al proposito la funesta spedizione del 1429 dei commissari fiorentini Astorre Gianni e Rinaldo degli Albizzi, i quali, nonostante gli abitanti di Seravezza fossero andati incontro al Commissario per pregarlo di accettarli in sottomissione a Firenze, con l’intento di liberarsi dalla dipendenza a Pietrasanta e formare un comune autonomo anche amministrativamente, occuparono con la forza Seravezza e, dopo aver preso prigionieri gli uomini, fecero saccheggiare il paese e seminare violenze di ogni genere .
Nel 1437 la repubblica lucchese, non essendo in grado di saldare un debito di 150.000 scudi contratto alcuni anni prima con il Banco di S. Giorgio di Genova, fu costretta a cedere temporaneamente come pegno ai genovesi
Pietrasanta e alcune sue “Terre”, tra cui lo scalo marittimo di Motrone e alcuni castelli vicini tra cui Seravezza.
I genovesi, dopo aver preso possesso di questi luoghi, sobillarono e spinsero gli uomini di Pietrasanta a ribellarsi a Lucca, riuscendo ad impadronirsi della stessa e del suo contado che manterranno fino al 1484.
Nel 1484 Firenze entrò in guerra con Genova e le truppe di Lorenzo dei Medici, dopo un assedio di due mesi a Pietrasanta posero fine alla Signoria genovese su queste terre e alla speranza lucchese di riscattarle.
Seravezza, che fin dalla prima metà del XV secolo aveva tentato di scrollarsi di dosso il predominio di Pietrasanta con cui aveva contrasti per la lavorazione del ferro, seppe sfruttare abilmente la guerra nuovamente condotta dai fiorentini in Versilia e il 24 ottobre 1484, durante l’assedio di Pietrasanta, capitolò con i commissari Pucci e Guicciardini insieme agli abitanti del comune della Cappella e di Corvaia sottomettendosi alla Repubblica fiorentina e per essa ai Dieci di Balia. Caduta Pietrasanta nel novembre 1484, i Seravezzesi confermarono la loro capitolazione in Firenze il 4 dicembre dello stesso anno . Con deliberazione della Signoria approvata il 24 aprile 1485 essi ottennero capitolazioni favorevoli tra cui quella di avere il proprio Statuto civile, di conservare la rappresentanza municipale, di essere esenti dalla gabella dei contratti, dal dazio del bollo e da quello del sale. .Il 5 maggio 1485 venne approvato lo Statuto della comunità di Seravezza, confermato dagli Otto di Pratica .
Tali benefizi furono persi da Seravezza nel 1494, quando in seguito alla discesa in Italia di Carlo VIII, Piero de Medici, figlio di Lorenzo, fu costretto a cedere al re di Francia tutto il territorio marittimo di Firenze, tra cui Pietrasanta con il suo distretto. Dopo la fine dell’impresa di Napoli ed il ritorno del re in Francia, il governatore da lui designato Francesco d’Intragnes cedette Pietrasanta e Motrone ai Lucchesi per circa 25.000 ducati.
La dominazione di Lucca su questa zona andò avanti per venti anni durante i quali il governo lucchese concesse notevoli privilegi agli abitanti. I fiorentini che non si erano rassegnati a questa perdita per il danno economico e strategico che ne derivava loro, ne rivendicarono insistentemente il possesso, fomentando anche rivolte e costringendo i lucchesi a rimettersi ad un arbitrato del Papa. Si trovò così arbitro della situazione Leone X, figlio di Lorenzo de’ Medici, asceso al soglio pontificio nel 1513, il quale con il lodo del 29 settembre dello stesso anno assegnava a Firenze Pietrasanta, Seravezza e la Versilia centrale ovvero le terre poi costituenti il Capitanato di Pietrasanta e coincidenti grosso modo con la prima Vicaria lucchese e oggi esattamente con i quattro Comuni di Pietrasanta Seravezza Stazzema Forte dei Marmi.
I rappresentanti di Seravezza nel novembre del 1513 inviarono i loro sindaci a Firenze, i quali dopo le sottomissioni fatte il 19 novembre dello stesso anno davanti ai Dieci di Balia, ottennero la conferma delle capitolazioni approvate il 24 aprile 1485. E’ questo un avvenimento di fondamentale importanza che condizionerà a lungo l’assetto politico istituzionale della cosiddetta Versilia storica poiché da questa data l’intero territorio continuerà a vivere nell’orbita fiorentina, la cui dominazione, prima sotto la repubblica, poi sotto il ducato mediceo (1530) poi sotto il granducato (1569) si protrasse fino a Gian Gastone (1737) e ancora dopo sotto la casa dei Lorena, ad eccezione del breve periodo della dominazione francese (1808-1814) quando Seravezza fu mairie autonoma compresa nella Prefettura del Mediterraneo e nella Sottoprefettura di Pisa.
Il primo atto autentico del libero comune di Seravezza, decisivo per la sua economia perché fece decollare l’attività estrattiva e portò in breve tempo a superare Pietrasanta, fu la delibera di donazione dei suoi monti al popolo fiorentino. Con questo atto del 18 maggio 1515, dietro richiesta della Repubblica fiorentina, si offrivano a Firenze il Monte Ceragiola e quello dell’Altissimo “… in quibus dicitur esse cava et mineraria pro marmoribus cavandis”.
Tre anni dopo Michelangelo Buonarroti per volontà del Pontefice Leone X fu inviato a Seravezza per cercare i marmi per la realizzazione della facciata di S. Lorenzo in Firenze. Con il breve di Leone X del 15 marzo 1520 il contratto con Michelangelo venne rescisso e si interruppe così l’attività dell’artista in Versilia, e con essa ogni altra attività per circa 40 anni, fino a quando Cosimo I Medici non stabilì un nuovo impulso a questa industria, promuovendo la riattivazione della miniera d’argento del Bottino e lo sfruttamento intensivo dei vasti agri marmiferi del Monte Altissimo e di Stazzema. e con il ripristino ed il prolungamento della strada aperta dal Buonarroti per raggiungere i giacimenti del Monte Altissimo dove lo scultore aveva scoperto gli statuari.
Tali iniziative aprirono, seppur in modo limitato, nuove prospettive occupazionali anche per le popolazioni della montagna, la cui sussistenza dipendeva, in modo quasi esclusivo, dai magri prodotti della terra e delle tradizionali attività dell’artigianato locale. Per poter meglio seguire “la impresa de le miniere”, a partire dal1559 Cosimo si fece costruire una residenza a Seravezza , sulla riva destra del torrente Ruosina, esempio di quella architettura di regime”, creata dal Principato mediceo in funzione dei suoi obiettivi di gestione del potere, di difesa o, come in questo caso, di promozione della vita economica . Il fervore delle attività promosse da Cosimo I richiamò a Seravezza i maggiori artisti accreditati alla Corte medicea fra cui il Giambologna, Vincenzo Danti, l’Ammannati, il Moschino.
La dipendenza dallo stato fiorentino ebbe conseguenze positive per Seravezza che fu eletta come sede della residenza estiva della famiglia de’ Medici a partire dal figlio di Cosimo, Francesco I. Presso la dimora granducale soggiornarono i vari artisti che si recavano a Seravezza per scegliere i marmi destinati di volta in volta alla costruzione dei più importanti opere architettoniche fiorentine quali S. Maria del Fiore, Palazzo Pitti, gli Uffizi e il Ponte di Santa Trinita.
Le attività estrattive continuarono a prosperare anche dopo la morte di Cosimo avvenuta nel 1574, con i successori Francesco I e Ferdinando: il commercio dei marmi sia interno che diretto verso altri stati, si andò intensificando verso la fine del secolo XVI e si mantenne pressoché costante nel secolo successivo, ma già nei primi anni del XVIII apparivano evidenti i segni della recessione .
Questi rapidi cenni storici che inquadrano le vicende di Seravezza sullo sfondo delle contese tra Lucca, Pisa, Firenze e Genova per il possesso sulla Versilia sono la necessaria premessa per ricostruire le vicende istituzionali cui è stato soggetto il territorio di Seravezza, la cui esistenza politico amministrativa risale al 1484, anno in cui capitolando con Firenze entra a far parte del Capitanato di Pietrasanta. Firenze si era impadronita di Pietrasanta nel novembre 1484 strappandola, dopo un lungo assedio, al dominio di Genova.
Il Capitanato di Pietrasanta era un enclave di dominazione mediceo- fiorentina inserito in mezzo a territori della repubblica di Lucca e del ducato estense. La sua organizzazione interna nel corso del Cinquecento fu piuttosto complessa ed articolata, comprendendo tre diversi corpi amministrativi, che sebbene conservassero tra di loro alcune particolari relazioni, erano separati e distinti in virtù dei capitoli propri avuti al momento della dedizione allo stato fiorentino.
Pietrasanta e le sue pertinenze (ovvero i villaggi di Capezzano, Campiglione, Strettoia, Solaio, Val di Castello, Vallecchia) formavano il primo corpo amministrativo, il secondo denominato Vicinanze era formato dalla comunità di Seravezza e della Cappella, mentre il terzo corpo amministrativo del Capitanato era la Vicaria formata dai comunelli di Stazzema, Pomezzana, Farnocchia, Cardoso , Pruno e Retignano, Levignani, Terrinca .
Il Capitanato di Pietrasanta era affidato al governo di un capitano con giurisdizione civile e criminale Questi, che rimaneva in carica per un anno, in base alle capitolazioni, ovvero ai patti che Pietrasanta aveva stipulato con Firenze al momento della sua resa nel 1484, era inviato da Firenze cum familia,, salario, emolumentis devetis e svolgeva la funzione di governatore locale e di rappresentante del potere centrale presso le magistrature comunitative ed i cittadini. L’Ufficio del Capitano era formato da un giudice che lo assisteva nelle questioni del contenzioso, un notaro che era l’attuario criminale del Capitano civile , il Cavaliere che era l’attuario civile che fa rispettare le esecuzioni civili del Capitano, l’attuario della Banca civile che registrava tutti gli atti che la Banca civile attua e infine il Bargello che era l’ufficiale del sangue e del danno dato ovvero l’ufficiale di polizia del Capitanato .
Pietrasanta era governata dal Magistrato degli Anziani e dal Priore composto dal Priore, quattro Anziani e due Sindaci . Eletti per tratta gli Anziani giuravano fedeltà nelle mani del Capitanato ; rimanevano in carica per sei mesi, durante i quali era sospesa contro ciascuno di essi ogni esecuzione. Come già al tempo della dominazione genovese, il Magistrato degli Anziani fungeva da Corte di appello ed aveva il potere di decidere in seconda istanza su tutte le sentenze date dal Capitano in materia di cause civili che non superassero la somma di 100 lire; il suo verdetto era inappellabile ed al soccombente non restava che rivolgersi per una revisione “ad novos Antianos in officio successores” ovvero ai Nove Conservatori di Firenze. Gli Anziani amministravano anche il danno dato e dalle loro sentenze in tale materia era possibile appellarsi entro quattro giorni al Capitano.
La comunità di Seravezza e della Cappella costituivano il secondo corpo amministrativo ed erano chiamate Vicinanze . La comunità di Seravezza che comprendeva anche le piccole ville di Corvaia e Ruosina, era governata dai suoi rappresentanti. La Cappella, invece, non era né una terra né un villaggio, ma una chiesa con titolo di pieve posta sul Monte Altissimo e dedicata a san Martino vescovo. La pievania comprendeva sotto di sé le ville o comunelli di Fabiano, di Azzano, Giustagnana e Minazzana le quali insieme alle vicine ville di Rimagno e Basati formavano la comunità della Cappella.
Ogni comunità era retta dai suoi “governatori”, ai quali soprastavano i quattro Sindaci della Vicaria. Le Vicinanze mantenevano uno stretto legame con Pietrasanta; Seravezza e Cappella avevano infatti il diritto di inviare loro rappresentanti al Consiglio Generale della Terra. Tale complessa situazione interna del Capitanato spesso dava adito a problemi e contrasti .
Pietrasanta manteneva infatti una certa supremazia sugli altri corpi amministrativi ed era portata ad intendere la propria sfera di competenza nel modo più ampio possibile., mentre le comunità delle Vicinanze e delle Vicarie si sentivano invece spesso lesi nei propri diritti e nella propria indipendenza. Tale pretesa superiorità era mal tollerata da Seravezza cui in virtù delle diverse e separate condizioni ottenute dalle personali capitolazioni stipulate con Firenze nel dicembre 1484, confermate poi nel 1513, dopo il lodo di Leone X, erano stati riconosciuti in quell’occasione, maggiori privilegi che a Pietrasanta
A seguito delle riforme leopoldine con l’editto del 30 settembre 1772 sull’ordinamento dei Tribunali toscani il Capitanato di Pietrasanta fu soppresso e trasformato in Vicariato di prima classe con giurisdizione civile e criminale. Il 21 luglio 1776 il Capitanato, ora Vicariato, che comprendeva anticamente nove comunità fu ridotto a tre soli corpi politici o comunità denominati: Pietrasanta, Seravezza e Cappella, Vicaria (Stazzema).
Seravezza era anticamente un comune di modestissime proporzioni, circondato da comunelli approssimativamente corrispondenti ai popoli vicini al primitivo territorio comunale. Dalla riunione di questi comunelli, sorse con il motuproprio granducale del 17 giugno 1776 la comunità moderna che fu ampliata con successive aggiunte nel 1833., Dal 1777 la documentazione si riferisce anche ai comuni di Azzano, Basati, Coletto di Ruosina Corvaia e Ripa Giustagnana, Minazzana, Rimagno fusi nella comunità di Seravezza con motuproprio granducale del 17 giugno 1776 e dal 1833 ai popoli aggregati di Cappella, Cerreto Vallecchia. Dopo le riforme leopoldine la Comunità dipendeva dalla Cancelleria del censo di Pietrasanta. Venne a far parte della Provincia di Lucca dopo l’annessione della Lucchesia nel Granducato di Toscana (1847).
Dal 1808 al 1814 in epoca francese in seguito un’ulteriore suddivisione del territorio per l’amministrazione della giustizia basata sulla ripartizione di ciascuno dei circondari dei tre dipartimenti in cantoni Seravezza divenne Cantone sede di Giudicatura di pace, sottoposta al Tribunale di prima istanza di Pisa ed alla Corte di giustizia criminale del Mediterraneo .
Con la restaurazione del governo granducale il 1 maggio 1834 fu creata la podesteria di Seravezza. Al podestà fu affidata la giurisdizione civile mentre la giurisdizione politica e criminale rimase nelle mani del Vicario di Pietrasanta. Nel 1848 le Comunità di Seravezza e Stazzema costituirono il territorio assegnato alla giurisdizione della Pretura civile di Seravezza
Dal 1814 al 1838 il Vicariato di Pietrasanta fu compreso nella giurisdizione della Rota civile di Prime appellazioni con sede a Pisa, il cui compito era di giudicare in seconda istanza le cause civili che superassero le duecento lire o che non fossero quantificabili pecuniariamente.
Dal 1838, data della sua istituzione, al 1848 il Vicariato di Pietrasanta fece parte della giurisdizione del Tribunale collegiale di prima istanza di Pisa
Il Comune di Seravezza si fregia del titolo di Città in virtù del Decreto emanato dal Presidente della Repubblica il 31 dicembre 1975.
Politiche di gestione e di acquisizione:
https://www.comune.seravezza.lucca.it/
Struttura amministrativa:
La struttura amministrativa del Comune di Seravezza è composta dal Sindaco, dalla Giunta Comunale, dal Consiglio Comunale, e dalle Commissioni Consiliari.
Sedi
Sede legale
Indirizzo:
Municipio
Via XXIV Maggio n. 22,
55407 Seravezza (LU)
Italia
Compilatori
- BA
Link risorsa: https://archivista.provincia.lucca.it/custodians/11